I teatrini di Orosei

“Meravigliosa Orosei, con i tuoi mandorli e il tuo fiume e i canneti, che palpiti, palpiti di luce e di vicinanza marina, così perduta, in un mondo da lungo tempo scomparso, indugiante come indugiano le leggende. È difficile crederla vera. Sembra che la vita l’abbia abbandonata da tempo, trasfigurata dalla memoria in puro incanto, remotamente perduta come una perla perduta sulla costa orientale della Sardegna”. (D.H. Lawrence, Mare e Sardegna, 1923).

Ci si avvicina a Orosei con lo sguardo rivolto al mare e alle superbe coste, alte scogliere che si aprono su spiagge e calette, come Cala Luna o Cala Goloritzè, simili a perle d’Oriente, bianche di sabbia e rosa d’oleandro. Oppure, alla maestosa presenza del Supramonte, con la gola Gorropu e Tiscali immerse in una natura selvaggia e sorprendente segnata dal bianco delle rocce e dal verde scuro dei lecci, screziata dal giallo di maestosi alberi di ginestre in fiore. Ma Orosei, piccolo centro a due chilometri dal mare, quali storie può raccontare? Devastata per secoli dalla malaria, bagnata dall’irrequieto fiume Cedrino che di stagione in stagione alternava il corso regolare alle inondazioni, oggi Orosei è una città tranquilla e accogliente, che vive di turismo quasi in clandestinità, con semplicità, senza gli strepiti e la forzata esuberanza di Cala Gonone, sua vicina di costa.

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piazza Sas Animas

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Periferie

“La questione del confronto tra centro e periferia in particolare è un fatto che interpella senza alibi le ultime due generazioni. Le molte periferie che oggi circondano le nostre città non sono infatti nate cinquecento anni fa sotto il dominio arbitrario di un signorotto rinascimentale: sono sorte quando la democrazia c’era già. La loro invivibilità significa che non siamo riusciti a far evolvere il concetto urbano di bellezza dai tempi dell’ingiustizia a quelli dell’uguaglianza. la stessa dicotomia di centro e periferia è interpretabile e per certi versi lo è in contrapposizione: quella naturale e quella culturale. (…) Se vogliamo riportare la periferia all’interno di un discorso di bellezza e dignità, dobbiamo riconoscere che la ragione per cui i margini urbani si generano attualmente è strutturale al modo in cui stiamo insieme nella nostra società. E cominciare a discuterlo. Per questo chi progetta spazi non può affrontare la questione della bellezza senza essere consapevole del suo rapporto con la giustizia”. (Michela Murgia, “Futuro interiore”, pp. 59-61)

Il tennis nell’anno del pannolone per adulti Depend

“Il vero avversario … è il giocatore stesso. C’è sempre e solo l’io là fuori, sul campo, da incontrare, combattere, costringere a venire a patti. Il ragazzo dall’altra parte della rete: lui non è il nemico: è più il partner della danza. Lui è il pretesto o l’occasione per incontrare l’io. E tu sei la sua occasione. Le infinite radici della bellezza del tennis sono autocompetitive. Si compete con i propri limiti per trascendere l’io in immaginazione ed esecuzione. Scompari dentro il gioco: fai breccia nei tuoi limiti: trascendi: migliora: vinci. Read More

L’uomo sospeso

Suggestioni da “Reflecting Pool” di Bill Viola

Sono al centro di una sfera di luce che mi esclude. Illumina gli agitati contorni, i riflessi intermittenti, le interferenze. Costruisce un alone di silenzio, un bagliore calmante. Non interagisco con niente, sto sospeso, escluso dall’attenzione. Anzi, pian piano scompaio, mi scompongo nell’acqua, nella luce, nei riflessi che si contemplano nella sfera. Read More

Sull’onestà

“Mai, nessuno può dir tutto, ossia essere totalmente onesto… c’è anche una mafia della struttura, accettata universalmente… Il detto è regolato dal non detto; la testimonianza dalla reticenza; il sentimento civico dall’omertà. Solo fondandosi su ciò che non è forma, la forma è tale. E l’esclusione della forma è sempre un progetto, un calcolo”. P.P. Pasolini, Petrolio, Einaudi 1992, pag. 315.

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Cose assassine

La pillola
Caduta dal portapillole, rotolata sotto il comodino, aspetto che il cuore del cardiopatico sussulti.

Il caminetto
Ho bruciato trucioli, giornali, ciocchi di legna ed elenchi telefonici, ho bruciato carte compromettenti, ho bruciato quercia, betulla, faggio, ho arrostito carni, ho bruciato frassino, ho bruciato casa.

Bernard Quiriny

Bernard Quiriny

Da “La parola alle cose”, in Storie assassine, di Bernard Quiriny, ed. L’Ombra, Roma 2015

Continuiamo… Read More