Volo in aurora

innamoraticervia_720

M’inebrio in volo

Ebbro

E bramo che tu appaia

Planando a mio fianco

 

Sotto questa aurora

Saremo allora

Scia lucente

Sopra opache stelle.

 

Foto: Cervia, 1 gennaio 2020

Migranti di ieri (California dreaming)

“Le auto della gente che migrava si riversavano da strade secondarie sulla grande arteria che attraversava la nazione, e da lì prendevano la via migratoria dell’Ovest. Di giorno filavano verso ponente come cimici, e al tramonto si assiepavano come cimici intorno ai ripari e ai corsi d’acqua. E poiché tutti loro erano sperduti e confusi, poiché tutti loro venivano da un luogo di amarezza, affanno e sconfitta, e poiché tutti loro erano diretti verso un luogo nuovo e misterioso, si raccoglievano insieme; parlavano insieme; mettevano in comune le loro vite, il loro cibo, e le cose che speravano di trovare nella nuova terra”.

(…)

“E così cambiarono la propria vita sociale; la cambiarono come soltanto l’uomo sa fare in tutto l’universo. Non erano più contadini, erano emigranti. E i progetti, le attese, i lunghi silenzi contemplativi che un tempo avevano dedicato ai campi, adesso li dedicavano alle strade alle distanze, all’Ovest”.

(John Steinbeck, Furore. Bompiani, pag. 270)

Come la selvatica rosa. Per Ceronetti

Canticum Canticorum

Albume d’ombra rosa

Magnete liquido, cuore

Che dorme e batte altrove

Di assente Dio c’irrora.

L’acqua della tiepida vasca prendila

Nella tua sacra mano

Deponila sulle labbra da guidare tra i morti.

(Guido Ceronetti. Disegno di Giosetta Fioroni)

mde

La scomparsa di Ceronetti mi addolora. Anch’io ho masticato le sue poesie, le sue traduzioni di Kavafis così luminose e necessarie. Assistei alla sua forse ultima performance in Galleria Subalpina, un paio d’anni fa e fu di una tenerezza assoluta, una tenerezza che ricopriva un’altrettanto assoluta grandezza. Circondato da giovani attrici, offriva una raccolta di letture che accompagnavano gli ultimi anni della sua vita. Al termine cantò, nel brusio dei passanti amplificato dalle pareti e dalla volta del passage, “O Gorizia tu sei maledetta”, canto antimilitarista e di denuncia della forse più sanguinosa battaglia della Prima Guerra Mondiale, scritta negli stessi giorni dai soldati che andarono a morire. Ho ancora in mente e negli occhi quel momento, come icona della forza e insieme della fragilità della pace e della giustizia.

La miseria di ogni cosa

E’ nudità senza odore

Come la selvatica rosa

(Poesie per vivere e non vivere)

 

I teatrini di Orosei

“Meravigliosa Orosei, con i tuoi mandorli e il tuo fiume e i canneti, che palpiti, palpiti di luce e di vicinanza marina, così perduta, in un mondo da lungo tempo scomparso, indugiante come indugiano le leggende. È difficile crederla vera. Sembra che la vita l’abbia abbandonata da tempo, trasfigurata dalla memoria in puro incanto, remotamente perduta come una perla perduta sulla costa orientale della Sardegna”. (D.H. Lawrence, Mare e Sardegna, 1923).

Ci si avvicina a Orosei con lo sguardo rivolto al mare e alle superbe coste, alte scogliere che si aprono su spiagge e calette, come Cala Luna o Cala Goloritzè, simili a perle d’Oriente, bianche di sabbia e rosa d’oleandro. Oppure, alla maestosa presenza del Supramonte, con la gola Gorropu e Tiscali immerse in una natura selvaggia e sorprendente segnata dal bianco delle rocce e dal verde scuro dei lecci, screziata dal giallo di maestosi alberi di ginestre in fiore. Ma Orosei, piccolo centro a due chilometri dal mare, quali storie può raccontare? Devastata per secoli dalla malaria, bagnata dall’irrequieto fiume Cedrino che di stagione in stagione alternava il corso regolare alle inondazioni, oggi Orosei è una città tranquilla e accogliente, che vive di turismo quasi in clandestinità, con semplicità, senza gli strepiti e la forzata esuberanza di Cala Gonone, sua vicina di costa.

sdr

piazza Sas Animas

Read More

L’uomo sospeso

Suggestioni da “Reflecting Pool” di Bill Viola

Sono al centro di una sfera di luce che mi esclude. Illumina gli agitati contorni, i riflessi intermittenti, le interferenze. Costruisce un alone di silenzio, un bagliore calmante. Non interagisco con niente, sto sospeso, escluso dall’attenzione. Anzi, pian piano scompaio, mi scompongo nell’acqua, nella luce, nei riflessi che si contemplano nella sfera. Read More